Home page Opere News Recensioni Mostre Biografia Contatti
Recensioni
 
Sandro Parmiggiani
…Sono convinto che Stefanini abbia raggiunto, nei pastelli, alcune delle vette espressive più alte del suo percorso, raramente conseguite con altri mezzi pittorici. Forse ci è riuscito perché ha compiuto un’operazione interna al linguaggio del pastello che ne ha esplorato ogni possibilità, spingendosi fino al limite estremo di ciò che può essere detto con questo mezzo, fino all’abisso ultimo in cui la visione è perduta e resta solo la polvere del pigmento, oltre il fantasma dell’immagine…
(In “Un’ oscura limpidezza”, Reggio Emilia, 2008)
Vittorio Sgarbi
…Ritroviamo infatti, le sue consuete figure, i fili, le rette, disposte in tavole didattiche per un volume di geometria empirica. Per le sue esemplificazioni gli sono necessari la terra e alcuni ramoscelli che stabiliscono rilievi, distanze e spessori con effetti di trompe-l’oeil piuttosto insoliti: si vorrebbe dire minimalistici.
(In “Stefanini, opere recenti”, Galleria Panetta, Mannheim, Germania, 1987)
Elena Pontiggia
…Ombra e luce, nella loro provvisorietà (quella di Stefanini non è una luce immutabile, dechirichiana, ma al contrario una luce ansiosa, talvolta intimorita, pronta a sottrarsi allo sguardo. Analogamente le sue ombre appaiono sospettose, sommesse, esitanti); ombra e luce, dicevo, nella loro provvisorietà sono la metafora della provvisorietà del nostro esistere. Qualcosa che basta un niente a cancellare, e di cui dobbiamo affrettarci a cogliere la breve bellezza.
(In “Stefanini, il segno delle cose. Opere 1991-1994”, Palazzo delle Prigioni Vecchie, Venezia,1994)
Flaminio Gualdoni
…Stefanini scandiva, in altri tempi, piccoli enigmi domestici, fascinosi e meravigliati. Oggi, memore dell’enunciato cartesiano secondo cui la facoltà massima dell’uomo è la meraviglia, affronta con serena profondità la radice stessa dell’enigma dell’apparire, e il fondamento ultimo della meraviglia.
(In “Stefanini, il segno delle cose. Opere 1991-1994”, Palazzo delle Prigioni Vecchie, Venezia, 1994)
Fabrizio D’Amico
…La memoria ne è, credo, il paradigma unificante. Memoria che strema l’occasione figurativa, fin quasi a trascinarla al collasso visivo di una non-riconoscibilità che è forse ormai da intendere come scelta per Stefanini necessitante. Che la visione traduce in sogno. Che sospende l’epifania assoluta, orgogliosa, candente della luce, che pur rimane termine essenziale di questa pittura.
(In “Stefanini, il tempo dipinto. Opere 1994-1996”, Chiostro di Sant’Agostino, Pietrasanta, Lucca, 1996)
Luigi Meneghelli
…La tavolozza cioè accede a delle preziosità alte di colore, addirittura a degli autentici sfoggi di incandescenza (come nell’opera “S’addensa la luce”). …Un lavoro di fabrilità sapiente e determinata, ma soprattutto un lavoro sempre più mentalizzato, in quanto teso a fare dell’opera una presenza pura, disancorata dal peso della cosa, o, rovesciando i termini in gioco,a spostare il pondus cosale verso quell’estraneità di senso che è peculiare dell’immagine (e delle sue ombre).
(In “Stefanini, il tempo dipinto.Opere 1994-1996”, Chiostro di Sant’Agostino, Pietrasanta, Lucca, 1996)
Riccardo Caldura
…Solo grazie alla luce le cose si illuminano oppure, improvvisamente, vengono meno e appaiono straniate. Ambedue le condizioni (la luminescenza inquietante dell’eclissi, la luminosità e numinosità della radura) presuppongono che sia avvenuto un passaggio da ciò che è conosciuto, cioè le cose nella quotidianità e abitualità, ad un diverso loro apparire. E che il luogo per eccellenza dove questo passaggio viene registrato e mostrato è l’opera d’arte.
(In “Stefanini, opere, 1987-1997”, catalogo della mostra, Villa Foscarini-Rossi, Stra, Venezia, 1998)
Walter Guadagnini
…Eventi pittorici, s’intende, poiché questa luce-figura altro non fa, naturalmente, che porre in ombra quel mondo che prima appariva in tutta la sua molteplice varietà di forme. …Come, per intendersi, se Stefanini fosse passato da una riflessione sul mondo attraverso la pittura ad una riflessione sulla pittura attraverso il mondo.
(In “Stefanini, opere 1987-1997”,catalogo della mostra, Villa Foscarini-Rossi, Stra, Venezia, 1998)
Gianluca Marziani
Le ultime tele richiamano fantascienza e puro colore, sogni e ispirazione individuale, paesaggi astronomici e micromondi terrestri. Ci rimandano a vari ambienti senza che alcuno sia davvero vincolante. Leggeteci quanto vi stuzzica la vostra retina. Dove sta, al dunque l’unica vera (in)certezza? Che l’opera ingloba la materia per raccontare lo sfuggente peso della luce.
(In” Stefanini. VoLuminosa, opere 1998-1999”, Palazzo Crepadona, Belluno, 2000)
Marco Goldin
…Da questa altissima, e al contempo profonda, pulizia del colore nasce quello spazio nuovo che connota oggi una tra le ricerche più vere e originali. Quello spazio che è soprattutto profondità psicologica, struggente sovrapposizione di piani, di luci e di silenzi. Adeguamenti del buio, sbattere d’ali invisibili, l’accendersi improvviso di una luce nell’atmosfera. Ma ciò che resta come un miracolo, è che quella luce non muore mai. Può poco per volta incamminarsi verso la distanza, eppure resta sempre come un’infinita stella accesa.
(In “Stefanini, Paesaggi, 1999-2002”,Casa dei Carraresi, Treviso, 2002)
Maurizio Sciaccaluga
... Quando inquadra un punto luminoso Stefanini si concentra sul suo ondeggiamento, sulle vibrazioni dei raggi, sull'impossibilità di bloccare e definire la forma di questo intenso chiarore. Vedendo le pennellate mosse, i colori tremanti, i segni tirati, l'impressione dello spettatore è quella di essere davanti a una sequenza, a una camera in movimento, a una panoramica tradita proprio dalle vibrazioni delle luci. I quadri di Stefanini appaiono come momenti di una lentissima panoramica, o come istanti rubati a una zoomata progressiva della camera. Di una camera a olio.
(In “Stefanini, Paesaggi, 1999-2002”, Casa dei Carraresi, Treviso, 2002)
Giuseppe Cordoni
… V’è una sonorità della luce-colore che fluisce melodicamente. V’è una tattilità, che ce ne rende la sostanza ancor più corporea e carnale, come accade negli ultimi bellissimi pastelli. Prima ruvida, abrasa, screpolata, incisa, graffiata, ritmata da solchi sottili, ora la tela diventa liscia e cipriata, come una pelle sfiorata dall’ombra di una carezza.
(In “Stefanini, Lichtflut 2001-2005“,Kunstverein di Mannheim, Germania, 2005)
Martin Stather
…Stefanini crea immagini che modificano la percezione, penetrano nella struttura che sta tra le apparenze materiali e svelano un’armonia del cosmo, che di norma resta nascosta ai nostri occhi. I quadri di Stefanini toccano nell’osservatore sensazioni che si credevano perdute, distillandone l’essenziale di una percezione che è convinta della totalità della natura, che comprende anche l’uomo.
(In “Stefanini, Lichtflut, 2001-2005”, Kunstverein di Mannheim, Germania,2005)

Hanno scritto, tra gli altri:

H. Arend, L.M. Barbero, F. Batacchi, G. Beringheli, L. Bortolatto, G. Bruno, R. Caldura, M. Campitelli, D. Capra, L. Caprile, D. Cerroni Cadoresi, M. Chiumsky, G. Cordoni, L. Damiani, F. D’Amico, E. Dezuanni, G. Di Genova, E. Di Martino, S. Freeser, M. Goldin, W. Guadagnini, F. Gualdoni, C. Heybrock, K. Leydecker, J. Kronjager, E. Krumm, A. Madaro,V. Magno, G. L. Marziani, T. Meazzi, L. Meneghelli, C. Munari, I. Panfido, S. Parmiggiani, F. Politino, E. Pontiggia, E. Pouchard, P. Restany, P. Rizzi, P. Ruffilli, C. Sala, S. Salvagnini, E. Santese, P.C. Santini, M. Sciaccaluga, G. Segato, G. Serafini, V. Sgarbi, L. Spagnesi, M. Stather, M.G. Torri, M.L. Trevisan, M. Vallora, N. Zandomenego.

 
    © 2008 - 2009 Francesco Stefanini - P.IVA 04790470969 Creato da Xidera srl